Wednesday, October 07, 2009
E' iniziato tutto a settembre dell'anno scorso, con il master. Non avevo mai pensato prima di essere un genio, nè una persona con chissà quale talento. Credevo però nel mio piccolo io, distinto da quello di chiunque altro, nel bene e nel male. Non ne ero entusiasta, ma non mi faceva disperare.
Trovarmi in mezzo a tutta quella gente in gamba, bravissima nello studio, ma soprattutto dotata (credo, sono sempre mie impressioni, illazioni) di un equilibrio personale, capace di gestire una vita sentimentale e sociale, tutto contemporaneamente e con ottimi risultati. Io invece ho passato il tempo a barcamenarmi, a correre di qua e di là, a cercare di capire dove indirizzare le energie, a non prendermi un esaurimento.
E ora che ho un lavoro ne soffro, di essere diventata così tanto autocritica. Passo il tempo a pensare alle malignità (giustificatissime) che la gente potrebbe dire di me, a pensare alla loro opinione, a cercare di capire l'atteggiamento giusto, le cose giuste da fare e da pensare, le domande da fare e quelle da tacere...
Mi si potrebbe dire che non esiste giusto e sbagliato, ma non è solo quello. Mi si potrebbe obiettare (cavolo, parlo da sola, è indiscutibile) che penso troppo e mi faccio problemi inutili, inesistenti, e dovrei solo lavorare, e smetterla. Anche questo non basta.
Prima di tutto dovrei imparare a mettere a tacere quella vocina, quella che tutte le sere mi fa la pagella, ed è sempre così implacabile. In fondo, pagelle o non pagelle, sono fatta così, e chi se ne importa.
Ma come si fa?
Friday, October 02, 2009
Sunday, March 01, 2009
ma si consuma e nessuno se ne accorge.
Va meglio, adesso, rispetto a qualche settimana fa. Forse accetto di più la mia vita, i miei compiti, il fatto che sto crescendo. Alcune cose proprio non vanno, e spero di riuscire a cambiarle. Altre vanno molto bene, e se penso alla mia solitudine di un anno fa, agli stupidi di cui mendicavo attenzione, non posso che ritenermi fortunatissima.
Ho ricominciato a leggere, voracemente. La mattina, sui mezzi, entro in trance, e cominciare la giornata con delle pagine ben scritte è tutta un'altra cosa. Ho scoperto Franck McCourt, e Camilleri. Il prossimo sarà "Jules e Jim", non vedo l'ora. Ricomincio anche a guardare film, di tanto in tanto.
Mi manca casa, tantissimo, a volte. Cerco però di ritrovare l'amore per Milano, anche se ormai sepolto, mi pare.
Sono parole a caso, solo per avere una traccia di quello che mi passava per la testa, il primo marzo 2009, prima di andare a ordinare una torta.
Sunday, January 25, 2009
Del lavoro che faccio non me ne importa nulla. Odio quel posto immerso nella nebbia, odio dover andare a mangiare in un'orribile mensa, sempre con la stessa gente. Odio dover timbrare un cartellino, odio il conteggio delle ore, la scrivania con il pc, le giornate tutte uguali. Mi sembra di non avere via di scampo, di dover star sempre lì terrorizzata dal capo.
E nel fine settimana le cose non migliorano. Inquieta, senza però combinare nulla. Triste, apparentemente senza motivo.
Mi sento impossibilitata al contatto con la gente. Sola. In un ambiente ostile, lontano dal mio modo di essere. Imprigionata.
Il metallaro soffre, per come sto, e questo mi fa stare ancora peggio.
E poi si litiga, tanto. A volte mi dice cose estreme, mi spezza il cuore ogni volta. Potrebbero essere vere, però, e allora sarebbe più onesto dirsi addio. Lasciar perdere.
Monday, December 29, 2008
Dove sono stata tutto questo tempo?
Perché non ho mai usato le chiavi di queste stanze in questo periodo?
Non lo so. Le avevo perse, come ho perso fin troppe altre chiavi in questo periodo. E sono fuori, da stanze, da affetti. Piove fuori.
Dori, busso alla porta. Ho perso le chiavi. Aprimi.
E alla porta so già che ti vedrò come eri e come sei. Ma anche cambiata. Cresciuta, meno insicura, più forte (anche senza coscienza magari di questo). Non sei solo il tuo lavoro, sei sempre la mia cara Dori, con tutti i suoi tesori, con scrigni traboccanti di tesori.
A presto
polidoraassente
Tuesday, November 18, 2008
Poi succede qualcosa di questo tipo, e apro gli occhi su quanto quelli che mi sembravano splendidi sono in realtà bambini viziati, egoisti, strafottenti.
Avrò anche una famiglia scassata, genitori che non so ancora come prendere, carenze talmente profonde, nei legami con la gente (dalla famiglia, e poi via via allargando) da sembrare crateri... Però ci penso sempre, all'impatto delle mie azioni e decisioni.
Stavolta mi hanno proprio fatto incavolare.
Sunday, November 16, 2008
Non lo so cos'è. Ci sono cose che non vanno, situazioni o fatti o persone che non mi fanno impazzire dalla gioia, ma non bastano a spiegare, credo. Mi faccio mille paranoie, ancora più del solito. Paranoie su di me e sul mondo: io e il metallaro, io e gli amici di vecchia data, quelli del master, dell'uni, le conoscenze nuove. Io e il lavoro, io e il capo, io e i colleghi. Io e me stessa, soprattutto. Paura del vuoto, forse, come diceva il metallaro. Il vuoto, tra noi 2, ancora peggio il vuoto nella mia vita e dentro di me: terrore di non essere nient'altro, di non avere nient'altro da dire, che non sia il lavoro. Mi pare di essere - e non so più se è eccesso di paranoie, o lucidità - più timida, insicura, indecisa che mai, e non mi piaccio. Insignificante, mi sento grigia e abbastanza inutile. Mi pare impossibile, in tutto ciò, affrontare una "suocera", cercare di fare buona impressione su qualcuno, o semplicemente stare bene con gli altri. Assurdo, lo so, soprattutto ora che qualcuno che mi supporta c'è. Eppure... che sia allora questo il problema, forse non è lui quello di cui ho bisogno? O forse sono ridicola, con i miei goffi tentativi di complicare quello che è semplice, lineare, bello?
Monday, September 22, 2008
Friday, September 19, 2008
Mi ritrovo in ruoli inediti, e non so cosa fare. Non so nemmeno da dove iniziare.
Vengo a conoscenza di fatti e situazioni (problemi, praticamente sempre), e non so come affrontarli.
Una cara amica, che vorrei aiutare, ma non so come... e la cui amicizia e vicinanza mi manca sempre di più, anche se sono un'egoista a dirlo.
Un ragazzo che mi racconta dei suoi guai, e posso solo stare ad ascoltare, abbracciare, nulla più. Vorrei capire, meglio, ma proprio non ce la faccio, tutto mi sfugge.
Vorrei essere capace di affrontare tutto ciò, di petto, e invece mi sento debole, piccola, ancora ingenua. Forse, in fondo, vorrei essere ancora più piccola e ingenua di quanto sono. Vorrei smettere di crescere, evitarmi questa fatica: quella di aprire gli occhi, di capire cosa c'è, dietro: sofferenza, dolore.
Tuesday, September 16, 2008
(poi, ci sono le circostanze contingenti, va bene... ma non è solo quello)
Wednesday, September 10, 2008
Forse in fondo non sono nemmeno problemi, sono io la solita esagerata.
E' un problema se una persona che conta molto, in questo momento (per circostanze contingenti), non mi guarda mai in faccia, non mi rivolge mai la parola direttamente, e se commenta le mie parole lo fa fingendo che abbia parlato qualcun altro?
E' un problema se sto entrando in un mondo completamente nuovo, di cui non so nulla, e da cui mi sono tenuta alla larga, in tutto questo tempo?
E' un problema, soprattutto, se con queste persone devo partire da zero, un po' avvantaggiata dalla situazione, ma senza dimenticare che le amicizie si costruiscono solo con il tempo (e con tutto il resto)?
Chissà..
Friday, August 22, 2008
In aereo, tornando da Barcellona, guardavo fuori dal finestrino: uno spettacolo bellissimo, il mare, e poi il cielo incredibilmente blu, e, in tutto ciò, le nuvole.
Guardando fuori, perdendomi in fantasticherie, mi ero ritrovata, ancora una volta, incredula osservatrice della bellezza del mondo. Piena di gioia, e di voglia di ringraziare per tutto questo (anche senza sapere chi o che cosa, un ringraziamento, secondo me, in alcuni casi va proprio fatto).
Soprattutto, mi sono stupita di me stessa, mi è sembrato di ritrovare qualcuno perduto da tempo: quella dori (ma allora non si chiamava ancora così) che tornava a casa da scuola, che aveva il naso incollato al finestrino del pulmino, e ascoltava e partecipava alle discussioni solite, con quella gente strana, a volte simpatica, a volte insopportabile, spesso tanto diversa. Anche allora, aprivo gli occhi sul mondo attorno, stupita ammiravo la bellezza del salento in primavera.
Pensavo, ingenua, forse innocente, che il mondo era lì pronto ad attendermi; che preparare una valigia e gettarsi in una grande città non poteva che mettermi in contatto con tante e tante persone in gamba (gente, per intenderci, come polidora, o il mio caro amico di allora, e non solo. Perché ero – e sono tuttora – davvero fortunata: ne avevo di gente in gamba, attorno!). Pensavo che il mondo non aspettasse che me, e tutti noi che stavamo finendo le superiori, pronti a cercare la nostra strada, a disperderci per l’Italia, a far fronte a tutto con il coraggio e l’incoscienza di chi ha 18 (o, in casi sfortunati, 19!) anni. Poi ci ha pensato la vita a farmi cambiare idea, ci hanno pensato Milano, la bocconi, i milanesi, i compagni di università danarosi e fighetti, e non solo. Ho poi capito cosa vuol dire crescere, e – naturalmente, com’è giusto che sia – non ha nulla a che vedere con quello che poteva immaginare quella ragazzetta di liceo. Vuol dire affrontare problemi, imparare a guardare alle cose da differenti punti di vista, rinunciare a (parte) del proprio egoismo, prendersi responsabilità.
Nonostante tutto ciò, conta come mi sento, in questo momento, ora. A volte quasi non ci credo, a volte sembra tutto lineare, quasi banale e scontato nella sua inevitabilità.
È merito suo, del metallaro, se ora rivivo quelle sensazioni, se mi sento come se la vita, in questi anni, non mi avesse scalfito (o lo avesse fatto molto meno, rispetto a quello che è effettivamente stato). È merito suo se ritrovo dori a 19 anni, e gliene sono infinitamente grata.
Tuesday, July 15, 2008
Che ci posso fare, continua ad affascinarmi.
Gli invidio alcuni lati del suo carattere, e come direbbe Alberoni (non perché quello che dica Alberoni sia oro colato…), mi piace per questo, cerco la complementarietà.
Lui parla un sacco, parla con chiunque, non si vergogna di essere quello che è, non si cura dei giudizi. Gli piace fare amicizia, conoscere tutti, scoprire
Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti, a me anche fisicamente pare cambiato, ma magari non è vero (mi capita spesso, di travisare i tratti della gente, nel ricordo. E poi faccio figuracce, tipo quando ho detto a un amico: “wow, sei abbronzantissimo”, non ricordando la sua pelle scura).
Mi fa tenerezza, come un tempo, anche quando definisce il se stesso del liceo bello (gli ho fatto le facce, ma cavolo se aveva ragione).
Scopro che siamo dello stesso segno, e mentre parla mi sorprendo a pensare “saremmo potuti essere grandi amici”. Se solo fossi stata meno timida, se solo mi fossi fatta meno problemi.
Immagino che mi farebbe incavolare, tanto, se ci avessi a che fare per più di una sera all’anno, mi pare il massimo del caos e della disorganizzazione, però che emozione, vedere che mi si attacca a cozza, che mi trascinerebbe in giro volentieri, che per una volta non sono io a elemosinare la sua attenzione.
Saturday, June 28, 2008
Monday, June 23, 2008

Finalmente ho visto questo film, era da un po’ che diceva che me l’avrebbe prestato. Poi, quando ero quasi alla fine, felici come 2 bambini, ci siamo messi a commentare, su msn, le nostre scene preferite (la mia, in assoluto, la partenza della nave: tutti in silenzio, l’inquadratura dall’alto, un mare di teste, e pian piano a un certo punto parte delle teste si staccano, stanno partendo), naturalmente lui ne ha nominata una che non avevo ancora visto… il solito. Un film bellissimo, tenero, un tocco leggero.
Ma non era di questo, non solo di questo, che volevo dire.
Io lo chiamo, da un po’, debosciato, il suono di questa parola mi pare adattarsi perfettamente al suo essere, gli calza a pennello. Lo sa, a volte i miei messaggi iniziano così. Scopro oggi che mi chiama sciagurata (mai direttamente, solo quando parla di me in terza persona), e mi fa tanto sorridere. Questa parola mi calza addosso, mi pare.
I primi mesi l’ho completamente ignorato, non mi piaceva il suo giubbotto di pelle, ridevo alle sue battute, ma non avevo capito nulla di lui. Pensavo fosse uno di quelli che hanno i loro giri, che uscivano per fatti loro e non ci tenevano a fare amicizia. Invece, assurdamente (come sempre sono assurde le cose che gli capitano), era fuori dal giro di mail, non sapeva nulla della nostra vita sociale.
A novembre abbiamo studiato assieme, ha salvato un mio esame almeno, e parlarci mi ha aiutato ad esprimere pensieri che tenevo dentro… fin troppo, forse. Il suo pessimismo, il suo essere così critico un po’ mi ha incattivito. Spero di essere rimasta un po’ ingenua e stupida, al male – a volte – non voglio nemmeno pensare.
Il ricordo più vivo, più bello e tenero, è al concerto degli smashing pumpkins: mi prende la mano, quando la folla mi stava risucchiando via, e sono di nuovo dall’altra parte, in mezzo a loro. E' difficile da spiegare a parole, è un ricordo visivo e musicale, siamo noi che cantiamo e balliamo lì in mezzo, è l'energia di quel posto, ma anche la bellezza di essere lì con loro.
Poi ci sono i tanti messaggi, anche quelli che si poteva pure risparmiare. Le volte che si preoccupa, tipo quando dico che mercoledì non ho nessuna voglia di andare alla festa, e mi chiede se è perché c’è mr.g… le volte che fa battutine, e in realtà lancia richieste d’aiuto, ma poi non sono capace a capire in tempo.
Wednesday, June 18, 2008
In crisi, ogni qual volta (sempre, cioè) potrei venir fuori io, la mia personalità, il mio carattere, il mio cervello. A mio agio solo quando posso nascondermi, osservare, ascoltare, forse anche giudicare gli altri, standomene nascosta dietro qualcosa.. qualsiasi cosa.
In crisi, perchè sono ancora la ragazzina che si sente non all'altezza, e sono stufa di esserlo dannazione. Stufa di avere ancora bisogno di conferme.
Stufa perchè pensavo di essere un po' cambiata, e invece la strada da fare è ancora lunga.
Thursday, June 05, 2008
Lui continua a mandare mail assurde, alzando sempre il tono, cercando - palesemente - lo scontro. Io sono una pacifista, e ne soffro, mi fa fisicamente male. Non lo fa solo con me, ma questo non migliora la situazione. Solo le risposte acide lo fanno diventare un agnellino.
Oggi ha saltato lezione, è rimasto a casa bello comodo. Sono rientrata, in ansia perchè devo finire di lavorare ad un'altra cosa, ed ecco la sua scontatissima mail: "ho lavorato, voi che fate, ci vediamo domani?". Fresco come una rosa, naturalmente, lui.
E poi tutte le manovre per essere il solo a scrivere a M.M., un ragazzo che ha solo un anno più di noi, ma che secondo il suo cervellino-ino-ino è detentore di chissà quale enorme potere. Ha fatto di tutto per estromettermi, di tutto per poterci parlare da solo. E con il capo di M.M., di tutto per mettersi in luce.
Potrebbe essere mio collega, l'anno prossimo, e non so come farei a non ucciderlo.
Sunday, May 25, 2008
Come se fosse possibile provare un interesse per qualcuno, e non accorgersene nemmeno. Come se fossi così svampita da non avere, da qualche parte, una piccola lampadina pronta ad accendersi, se è il caso. Come se il mio cuore fosse talmente spaventato, timido, confuso, insicuro, talmente tanto che la lampadina la spegne apposta, in quel caso lì.
Non ci si può affidare agli altri, in questo caso. Non basta il gossip, non basta chi dice che non parlo d'altro, o nota i miei sorrisi. Non serve nemmeno, a farmi stare tranquilla, una persona che dice l'opposto, e che è vicina ad entrambi, perchè di lei mi fido poco, soprattutto in questi giorni.
Piuttosto, mi spaventa la mia reazione quando mi scrive, mi cerca, condivide con me qualcosa.
Vorrei solo svegliarmi una mattina, e avere la risposta, quella definitiva, quella di cui sono sicura, qualsiasi cosa mi venga detta.
(E poi, mancavano solo le carte...)
Wednesday, May 21, 2008
Mi viene voglia di camminare, in questi giorni. Me la fanno venire, anzi per la verità dovrei parlare al singolare, ed è tutto un parlare di luglio, delle vacanze, delle ultime, probabilmente, vacanze come si deve, quelle in cui i giorni passano sempre uguali, e sembra che al lavoro non si debba tornare. Forse è solo un sogno, forse mi toccherà star qui ad aspettare improbabili telefonate agostane, ma nel frattempo è uno dei (pochi) pensieri allegri di questi giorni, e ho così tanto bisogno di serenità…
(Tutto pare angosciarmi, invece. Anche quello che non dovrebbe: i gossip, tanto per dirne una, non li sopporto più. Né sopporto il viscidume di chi vuol farsi amici in alto, contatti influenti, relazioni utili… ma quando mai me ne è importato?)
