Sunday, February 25, 2007
Succede tutto insieme… tanto per cominciare, la mia adorata Polidora si laurea (di martedì!!) 6 giorni prima della scadenza per la consegna della mia tesi. Incredibile, vero? Posso solo accontentarmi dei racconti, ingigantirli un po’ perché lo so che Polidora è tanto modesta, e magari non sono tanto lontana dalla realtà… Posso solo farle gli auguri, complimentarmi con lei, ma da lontano, senza neanche un abbraccio!
Poi arriva l’ultimo giorno di stage… proprio 4 giorni prima del fantomatico giorno di consegna. E così devo decidere, subito, pesando pro e contro, ripensando a mesi e mesi di lavoro, ma vorrei essere libera di pensare solo alla Polonia e alla produttività... o al massimo agli indici e sommari di word. Sono ancora convinta di ciò che ho scelto di fare, quasi sono orgogliosa di me… non pensavo di avere tanto coraggio! Però… quanta paura ora… e chi l’ha detto che bisogna essere coraggiosi?
E proprio quel giorno ricompare “èquasimagia”! Nel modo più assurdo, inaspettato.
Subito dopo, il messaggio dell’ex collega, che pare capace di leggermi dentro… ma so che non è così, che ancora una volta sto attribuendo significati a ciò che non ne ha.
2 giorni dopo, mancava solo lui: chesstuppido dopo mesi di silenzio.
Molte cose sono cambiate, nel giro di una settimana. Adesso ho messo il punto, e vado a capo, anche se portandomi dietro tante cose. Quelle più ingombranti le ho lasciate indietro, però.
Saturday, February 17, 2007
Coraggio, Dori, ti faccio compagnia in questo tuo ultimo sforzo verso il traguardo... e voglio riempire queste tue ore di colore, per dirti (e farti sentire veramente), che andrà tutto bene, che hai fatto sicuramente un buon lavoro e che... beh, aspetto anche i tuoi festeggiamenti (e spero tanto di esserci, anzi, ci sarò!).Non ti preoccupare per le scelte di questi giorni. Quello che senti, che hai sentito sin dall'inizio, non lo sottovalutare mai.
E se oggi sei stanca, e se pensi di avere poco tempo... pensa a come sarai libera, quando fra poco girerai per le vie di Milano (piene di dog-sitter e di magia), e avrai davanti tante piccole stradine tra le quali scegliere. E tu con le tue scarpettine (magari rosse) batterai i tacchetti e ti ritroverai nel mondo che vorrai... E se nessun posto è come casa, è anche vero che la casa, quella che più amiamo, ce la portiamo sempre dentro in ogni luogo (chissà, anche in India). Tu, per esempio, sei sempre nella mia casa, in ogni momento in cui stanca vorrai sederti su una poltrona ferma per riposare...
e se questo post ti sembra troppo ottimista, ti dico che non è nulla in confronto alla vita che ti attende, dietro l'angolo.
Friday, February 16, 2007
Friday, February 09, 2007

Eh, sì...in un attimo di delirio avrei detto anche questo...
L’euforia. Quando in una sola giornata sembra che le cose possano svoltare, andare bene.
Le “cose”... in realtà, quando lui sembra guardarti in un modo diverso dal resto delle persone presenti in quel corridoio e, come te, in attesa...e allora tutte le “cose” sembrano andare bene perché c’è lui che ti sorride, che ti parla, che ti porta a bere un caffé. Tutto il resto passa in secondo piano e mi sorprendo a cantare per strada e a ridermi dentro, come da secoli... come ai tempi d’oro (che Dori conosce così bene in tante notturne salutari telefonate “brevissime”, mentre la lavatrice fa il suo lavoro). Poi mi dico che è stupido, che non è una persona che può farmi questo effetto. Poi mi dico che è questo il bello, che una persona, ma non una qualsiasi, quella, possa farmi questo effetto e lasciar tutto il resto in secondo piano. Fino a qualche giorno fa ero sicura che non mi sarebbe più successo, che mi sarei “accontentata”, che certe sensazioni, ormai, non le avrei provate più per nessuno e rimpiangevo il non aver ammesso a me stessa di essere stata innamorata, andando avanti con un legame che mi lasciava insoddisfatta...
Oggi non so come sto, forse sono ritornata spenta, ma chi mi ha visto in quel giorno mi ha scritto che avevo della luce negli occhi, ed io ci credo, perché mi sentivo risplendere dentro e vorrei essere capace di conservare quella luce il più a lungo possibile...
Ricercatrice di luce, potrebbe essere la mia nuova professione... (no, Dori, non ridacchiare, non volevo dire “lucciola”, per quanto possa essere più remunerativo).
Sì, lo sento, sono sempre io. So essere ancora demenziale, posso ridere, posso scrivere un post. Posso andare avanti, posso fare una telefonata parlando di niente od urlando un nome. La ruota continua a girare, senza la Zanicchi e non so ancora quale sia il prezzo giusto.
com'è dolce il vecchio Bob quando canta
"... But it's not that way,
I wasn't born to lose you.
I want you, I want you,
I want you so bad,
Honey, I want you..."
Bob Dylan
Monday, January 29, 2007
Probabilmente è soprattutto pigrizia, la mia, perchè so che mi sei vicina, e mi viene spontaneo rivolgermi a te, invece di mettermi in gioco, di cercare un contatto con le persone che sento lontane. Tante persone vorrei sentirle più vicine, in questi giorni, e la colpa è mia almeno quanto loro, ma non ne ho voglia, di impegnarmi.
Mi dicono che sono chiusa. Non una grossa novità, vero? Eppure è un fulmine a ciel sereno, perchè stavolta me lo ripetono proprio quelli che ritenevo più vicini. Pensavo di aver capito che tutto il mio silenzio e la mia chiusura fossero destinati a scomparire, una volta conosciute meglio le persone. Pensavo di esaurirle di parole, di travolgerle con il mio nulla una volta che hanno conquistato la mia fiducia (ripensandoci, è stata alessandra a darmi questa convinzione.. quando mai l'ho ascoltata?). E ora, la mia adorata coinquilina che mi dice che le sto parlando poco del Lui del momento (cicci, qui ci vuole il tuo intervento: un soprannome ti prego!), ma io ci sto invece pensando tantissimo... Durante le vacanze, mio fratello che mi racconta una conversazione con i suoi amici, e saltano fuori parole su di me che mi fanno malissimo. Persino Lui, non certo la persona più vicina a me è vero, che mi dice: "tu non parli..", anche se stava cercando di ribadire la distanza, lo so.
Allora, non è cambiato nulla. Sono logorroica solo con te, a quanto pare (contenta? hihi).
In tutto ciò, una frase mi viene detta: "se hai bisogno d'aiuto, chiedilo. tutte queste persone.. se tu chiedessi loro aiuto, sarebbero pronte a dartelo". Già... allora, cicci, inizio con te perchè è più facile, e perchè già mi aiuti. Ho bisogno d'aiuto, nell'affrontare la lontananza da casa (che spavento, ieri. Non è successo nulla ma.. e se fosse successo? Ok basta con i se.. non sono woody allen dopotutto), nell'affrontare questo periodo di nervosismo da tesi, e il lavoro.. tutte le cose che mi fanno sentire un fallimento.
Cicci.. non è mia intenzione spaventarti, non sono sull'orlo di un suicidio o chissà che. E' solo che voglio avere il coraggio, almeno, di chiamare le cose con il loro nome e di ammettere se sono giù.
Un abbraccio.
Wednesday, January 24, 2007

Gli occhi mi fanno male.. lui non c'è, su messenger, non so dove sia ed è meglio così. La casella della posta attira la mia attenzione, ma sono sempre inutili incombenze lavorative, o persone che scrivono del nulla (sì, l'autocritica incombe: non sono certo peggio di me) ed è tanto caldo, qua dentro. Non vedo l'ora di uscire, di affrontare una bella sferzata di vento freddo, di svegliarmi.
Ho deciso di uscire, stasera. Un mercoledi al cinema me lo posso concedere no? Magari senza sensi di colpa.. mi sono stufata di me stessa, non mi sopporto più. Tanto vale fuggire, buttarsi nella mischia ed evitare di pensare.
Ci credi cicci? Devo decidere quando prendere le vacanze estive, anche se non ho ancora nessun tipo di vincolo con queste persone, e nessuno sa se sarò qui oppure no, ad agosto, me compresa.
Perdonami, è un post sul nulla, non parte da niente e non vuole arrivare a niente. "E allora?" ti starai chiedendo.. e me lo chiedo anch'io....
Tuesday, January 16, 2007
Ero scesa a casa serena… ero stata brava, prendendo quello che mi passava davanti senza star troppo a fare analisi, a pensare al dopo. Poi casa e solitudine mi hanno riportato al mio peggior difetto.. capodanno, il ritorno a Milano hanno peggiorato tutto.
Ma ora ho capito qual è la chiave: non cercare significati, non chiedersi perché o chissà che… la chiave sta nel pensare, per una volta almeno, a noi stessi, e non a tutte queste cose che passano quasi inosservate dal mondo.. perché mai dovrei essere proprio io a osservarle?
E poi, sprazzi di verità riportano il sereno. Ma com’è che a tanta gente piace nascondere, dissimulare? Lo credono veramente, di poter evitare le sofferenze altrui non affrontando gli argomenti, facendo finta di nulla? Grazie a tutto ciò sembrava di essere in mezzo a questioni importanti, problemi seri.. finalmente, qualcuno decide di fare il pettegolo e mi vengono rivelati parte almeno dei fatti. E tutto, o quasi, acquista un senso. Che sollievo!
Saturday, January 13, 2007

Si tratta di una storia che si ripete... Fa parte di quelle coincidenze, un po' cattive, che la vita ripete, forse per mancanza di fantasia (?), alle quali ci si abitua e si riesce sempre meglio a riderci sopra...
Insomma, niente di speciale. Pensavo a Venditti che canta delle "cosce chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare...") e devo dire che, allo stesso modo, è scientificamente provato che quando torni a casa la sera stanca e prendi d'istinto il telefono perché hai bisogno di sentire quella voce amica, di fare una chiaccherata che possa stemperare tutta la tensione della giornata... dall'altro lato della cornetta sentirai il vuoto... lasci che gli squilli si susseguano, l'uno all'altro, così, per sentire un suono familiare nella casa vuota. Poi abbassi la cornetta e dici: "Ma Dori, insomma, dove eri ieri sera alle sette?"
Un bacione
Polidora
che, come vedi, è ancora viva e colora i suoi post, nel cielo grigio di Firenze
Friday, January 05, 2007
Una volta, racconta mia nonna, quando qualcuno compiva 40 anni il figlio doveva buttarlo a mare. Un tizio compie 40 anni e il figlio lo porta in riva al mare. Arrivati lì, il padre dice al figlio che toccherà anche a lui la stessa sorte; allora il figlio lo riporta a casa e lo nasconde “ncià nu cistizzu”. Quando il figlio va in piazza, racconta un sacco di storie vecchie, e tutti si stupiscono per la sua conoscenza del passato. Poi dei signori vanno a casa sua, e trovano il padre nel cistizzu, e capiscono.
(questo sembra uno dei miei aneddoti… finisce così, e la nonna per mettergli una conclusione ripete che quelli non sapendo si meravigliavano di quante cose sapesse il figlio)
Nessuno aveva delle scarpe, in paese, ma il mio bisnonno aveva prestato dei soldi, così ogni anno, con gli interessi riscossi su quella somma, mia nonna poteva avere il suo paio di scarpe.
(Questa me l’ha raccontata mia madre, suggerendomi di chiedere alla nonna di raccontarmi il fatto.. il cervello della nonna però oggi “era girato da un’altra parte”, e non riusciva a ricordare. Poi ha ricordato una storia di scarpe, e non ho avuto cuore di dirle che non era la stessa: un mio zio (caro, e purtroppo già rimpianto…) aggiustava scarpe. In giardino ne teneva un bel mucchio, portategli da varie persone. Mia madre se le metteva in casa, per giocare con scarpe troppo grandi per lei e con tanti tipi di tacchi, e mio zio si incavolava).
Il fratello di un amico di mio papà aveva in gestione la farmacia di castro, negli anni dal 1958 fino a non so più quando. Racconta che le donne andavano in farmacia scalze (mi dicono che a castro fossero molto poveri, all’epoca.. più che nel mio paese).
La moglie di questo signore racconta di essere stata la prima donna laureata nel suo paese. Ai suoi tempi, le signore avevano paura di mandare le figlie nel paese vicino con l’autobus.. e lei è andata a scuola, in quarta e quinta ginnasio, sulla jeep dei militari, perché l’autobus non c’era.
Un giorno mia nonna, mia madre, mia zia e forse altre signore vicine di casa erano in cucina (come ora, è in fondo alla casa, dopo tutte le altre stanze), attorno al camino. Bussano alla porta e loro urlano in modo poco garbato, pensando fosse qualche vicino :”trasi, traaasi” (pensando anche: “stu fessa, ce face, perché nu trase?”. Dopo un po’, loro vanno incontro al visitatore e lui si decide a entrare, si toglie il cappello dicendo “è permesso?”: è il nobile del paese (? Barone? No.. forse conte. Non ricordo più) che cerca mio nonno per qualche lavoro, o forse lo vuole pagare, e loro muoiono dalla vergogna.
(è il mio racconto preferito… mi sembra di vederle, loro 3 attorno al fuoco, un pomeriggio buio d’inverno, e questo signore distinto, alto, che piega la testa per entrare dalla piccola porta, e si trova davanti queste donne improvvisamente intimidite.)
Mia madre raccontava altri aneddoti sulla famiglia del nobile. Le donne della famiglia quando andavano a messa erano ammirate e guardate con soggezione dalle altre ragazze: erano vestite di bianco, e sembravano bellissime, delicate, eteree. E poi un giorno c’era un ricevimento, nel palazzo del nobile, forse un matrimonio. Allora le ragazze del paese spiavano i vestiti e le acconciature degli invitati da una porticina secondaria che ancora oggi dà sul giardino di quella casa.
(Queste e altre storie mi vengono raccontate.. mescolando verità e finzione, ricordi e immaginazione.)
Sunday, December 31, 2006

C’è una cosa di cui parlo poco… che senso avrebbe del resto? A cosa mai può servire, parlarne? Però ho l’impressione di stare rimuovendo una parte di me… tante cose cambiano, e dato che non so come affrontare i miei problemi più seri, faccio finta che non esistano.
Che dire? Che non andiamo d’accordo, vabbè. Impossibile stabilire un dialogo. Impossibile parlare, se mi considera solo una bambina. Quindi sì merito affetto, ma affetto teorico, protezione incondizionata perché sono la sua piccola. Impossibile fargli capire che sono una persona, ora, che non ho bisogno di dolci e vestiti, ma di un supporto serio, di una spalla, di un conforto, di un appoggio e di qualcuno che mi sproni.
Certo, è un vecchietto. È difficile parlare anche perché tanti anni ci separano…
Tra qualche anno me ne dovrò occupare… ma già ora non li sopporto proprio, soprattutto non per più di qualche minuto. Vorrei essere bambina, guardarli con lo sguardo dell’affetto e non con quello freddo e distaccato che uso di solito… No, non è freddo o distaccato, anzi, li guardo così duramente per via dell’affetto… li guardo però in modo oggettivo (o almeno, a me sembra così), e invece vorrei avere gli occhi chiusi, tante e tante cose non vederle nemmeno, per non avere voglia di commentarle, e nemmeno di ricordarle.
Un bellissimo brano di “Il partigiano Johnni” conclude con la convinzione che il modo migliore per i figli di amare i genitori stia nell’amare i propri figli con la stessa forza con cui si è stati amati. Bellissimo, anche un po’rivoluzionario secondo me, però nel frattempo sento il peso (brutta parola, ma la sensazione è quella) del futuro, so che potranno contare solo su di me (e non solo loro… altre storie, questioni, situazioni irrisolte dietro l’angolo) e so che non si accontenteranno di vedermi amare i miei figli. Giustamente, certo. Dal loro punto di vista, ma anche dal mio di figlia, sento cosa è giusto. Dal punto di vista di un’altra me stessa, però, di quella che se n’è andata anche per non lasciarsi soffocare, di quella che una vita propria se la vorrebbe costruire, tutto ciò non ha molto in comune con la giustizia.
Wednesday, December 27, 2006
Alla vita
Amici ci aspetta una barca e dondola
nella luce ove il cielo s'inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d'Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza
e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.
Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d'aspettare l'avvenire.
Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s'alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella.
Mario Luzi
Tuesday, December 26, 2006
The same old scenario, the same old rain, and there’s no explosions here.
Something unusual, something strange, comes from nothing at all.
I saw a spaceship fly by your window, did you see it disappear?
Quindi, è successo qualcosa o nulla? Contano di più i gesti o le parole? Le impressioni o i fatti? (O anche, ci sono o ci faccio?) È sempre la stessa storia che si ripete, magari con qualche modifica nei dettagli, giusto per non destare sospetti, oppure a parte lo svolgimento anche il finale è a piacere? Chissà… tanto per complicare le cose, le risposte che mi do variano insieme all’umore del momento. E le risposte di oggi mettono in dubbio quelle di ieri. E così via.
Fortunatamente, ogni tanto anche a me succedono cose, e la smetto di pensare. Cose che mi riportano al passato e allo stesso tempo mi tengono ben stretta al presente, e danno un significato a ciò che sono stata e sono tuttora. Una stretta di mano che sa di abbraccio, un sorriso che voglio ricordare, e per un attimo vorrei avere 10 anni di meno..
Un tuffo nel passato, una delle tradizioni di questo periodo.
Un tuffo nel passato, anche se tante cose sono cambiate, a partire da noi stessi. Siamo ancora noi, le stesse persone, negli stessi luoghi. Eppure prima non avevi la macchina, io avevo i capelli corti, tutti e 2 avevamo qualche chilo in più. Avevamo qualche anno in meno, e non è un modo di dire, eravamo ragazzini e non lo siamo più.
Che tenerezza mi fa ripensare a noi 2 allora… che tenerezza se ripenso a quanto poco ci mettiamo a entrare in sintonia.
Ti vedevo tutte le mattine, ma ora non è più possibile. Strade diverse, cercando di rimanere compagni di viaggio, ma non è la stessa cosa (anche io e te, mia cara Polidora, ne sappiamo qualcosa, vero?), e a volte vorrei tornare indietro nel tempo, avere la certezza che 5 minuti me li potrai dedicare anche domani.
Eppure non è nostalgia… in fondo, se non fossimo cambiati, cresciuti entrambi, se le nostre scelte non ci avessero portato tanto lontani, non avremmo nulla da dirci, oggi; non mi riconosceresti più, e lo stesso farei io con te; non mi avresti stretto la mano, non te l’avrei stretta io: saremmo 2 estranei.
Wednesday, December 13, 2006
sono stufa del lavoro. nel senso dei rapporti falsi con le persone.. l'acidità dei capi, l'assenza della benchè minima comunicazione.. la voglia di scavalcare, superare, arrivare per primi... il sentirsi sfruttati, ma soprattutto umiliati. e più di tutto, la sensazione di doversi guardare da qualcosa o qualcuno.. il dover necessariamente partire diffidenti, sulla difensiva.
e d'altro lato, la voglia di approfondire con qualcuno... il sospetto di avere accanto delle belle persone (non tutti.. ma qualcuno si), ma che palle al solo pensiero di intavolare le solite conversazioni da pranzo... lievemente false e ipocrite... però sempre necessariamente amabili.
e allora ne sono certa: io non sono fatta per questo mondo.. non ho le caratteristiche per andare da qualche parte... io sono fatta per sognare, per sperare..... per cercare chi ha bisogno di aiuto, non per schivare chi non vede l'ora di travolgermi....
sono fatta per le chiacchierate, non per gli urli. per le canzoncine scemotte, non per il tunz tunz. per i colori allegri, i maglioni, le scarpe da ginnastica (o se proprio, le ballerine), le sciarpe e i guanti tagliati.... non per le borse con la g.
sono fatta per la cioccolata calda, per un buon risotto.... per le verdure grigliate e persino i minestroni....
sono fatta per una famigliona enorme... sai quelle che dove ti giri salta fuori un cugino... eppure questo più che un sogno mi sembra un'utopia, oggi.. per come va la mia vita, nulla mi fa pensare di poter uscire dalla solitudine attuale.
nulla mi fa pensare che ci sia un posto per me, da qualche parte.
Tuesday, December 05, 2006
voglio essere su una spiaggia a piedi nudi, ora, e sentire l'acqua e la sabbia tra le dita...
Voglio un fiore tra i capelli...
Voglio rivedere mio padre e accoccolarmi tra le sue braccia, che mi accarezzi i capelli al risveglio e mi dia un bacio di buongiorno...
voglio stare sola, in silenzio...
voglio un amica che mi sia vicina, che sappia starmi vicino anche in silenzio... insomma voglio la mia dori vicino...
vogli0 sorridere ad uno sconosciuto...
voglio che le persone che mi sono vicine siano serene...
voglio che Firenze si svegli dal suo torpore...
voglio io stessa svegliarmi da questo torpore...
Voglio smettermi di innamorarmi di tutto, ed innamorarmi veramente di qualcosa...
Voglio smetterla con i "non so"...
Ma voglio continuare ad essere io...
scopro che potrei andare avanti all'infinito... allora decido di smetterla con questi voglio, e di realizzarli pian piano, per quanto possibile, uno alla volta...
cominciando da questo post...
Friday, November 24, 2006
Per quel che mi riguarda… bè, oggi è il 24: la mia fida consulente astrologica mi ha assicurato che buone nuove aspettano i pesci… e per quel che riguarda il passato non c’è tanto da dire. Qualcosa è successo, ma è difficile spiegarlo.
C’è una nuova consapevolezza, in me: ho realizzato che non mi ritrovo più nella mia vita, sono imprigionata nelle conseguenze di scelte che avevo fatto l’anno scorso, e in cui ora non mi riconosco. Non ho neanche la forza di staccarmene, e non sono tanto sicura che sarebbe la cosa giusta. Però neanche così posso andare avanti. Lo so, è necessario cambiare ciò che non mi va bene, ma non è poi così semplice…
Quanti “non” avrò scritto in poche righe? Meglio non contarli…. Dov’è finita la dori ottimista, quella che non poteva fare a meno di sperare nel lieto fine? Ora mi chiedo se può esistere felicità senza illusione, e se una è conseguenza diretta dell’altra.
Sunday, November 05, 2006
Saturday, November 04, 2006

Sono passati tanti anni dal primo concerto. Siamo cresciuti un po' tutti... è consolante ritrovarci ancora insieme, nonostante tutti i cambiamenti. Certi ascolti non sono cambiati e la nostra amicizia è "solo" cresciuta...
Quindi Dischi volanti, è uscito ieri... due cd ed un dvd... non è un post promozionale, è solo un promemoria, sto ascoltando Niccolò e sento che mi riscalda e sento che è come se mi stringesse le mani e volevo dirtelo e ricordare con un sorriso quel primo concerto al Guendalina e l'emozione del primo incontro...
una piccola chicca...
Monday, October 30, 2006
Conoscere m. vuol dire ricevere un pacchetto completo, con persone dai caratteri diversi ma simili su alcune cose. Puoi scegliere quello che ti "aggrada" di più, c’è veramente di tutto.
M, vabbè, ci sarebbe troppo da dire. Diciamo che difetti seri ancora non gliene ho trovati... E poi quello che ha fatto il mio corso, il figo di turno, quello che sembrava scorbutico, l’avvocato che non si capisce che fine ha fatto, quello strano ma cosi strano che chi lo capisce, quello che m. consiglia alle ragazze come buon partito (e le ragazze puntualmente scartano…), il fratello sulle nuvole, quello che alla fermata del tram non saluta mai, quello dalle due lauree… ma sto iniziando a fare confusione. Poi la cosa bella è che ogni sera ne emerge uno, o si scopre meglio un lato del carattere di qualcuno. A volte mi danno persino l’impressione di far parte di un gruppo, e anche se so che non è così, non ci sono mai stata così vicina.
Ancora una volta, ringrazio il caso, le circostanze che mi hanno portata vicina a m&co e mi ripeto che adesso è il mio turno, tocca a me non perdere i contatti, non lasciare che quest’incontro mi passi solo accanto, come tanti altri, senza lasciare nulla di più duraturo.


